( A cura di Felice Ferlizzi )

In tanti anni di lavoro, dedicati principalmente alla ricerca delle più adeguate strategie di prevenzione con cui contrastare ogni tipo di rischio, mi riferisco ad esempio a ciò che potrebbe minacciare la nostra incolumità personale, al pericolo che un bene possa essere sottratto a chi legittimamente lo detiene, alla difesa di un obiettivo sensibile da una minaccia terroristica ed ancora alla tutela di un’azienda della propria banca dati, ebbene, spesso, mi sono domandato: “ma avrò fatto sempre un buon lavoro?”.

Mi chiedo ancora questo e, grazie ad alcune riflessioni postume, nonostante i positivi risultati conseguiti, nulla esclude che forse avrei potuto fare di meglio.

Ora che il tempo e il distacco mi permettono riflessioni ed interrogativi, continuo a chiedermi se, ad esempio, si sarebbe potuto economizzare sugli investimenti, se sarebbe stato possibile creare meno disagi ai cittadini di fronte a una serie di divieti posti per un eccesso di prudenza, oppure tentare di valutare quanti altri reati di criminalità diffusa si sarebbero potuti evitare in una determinata fascia oraria, grazie ad un più adeguato piano di controllo del territorio.

Non credo sia una questione da poco se consideriamo che la sicurezza, o meglio l’esigenza di vivere ed operare in sicurezza, accompagnerà l’essere umano per tutta la sua esistenza al punto che, se non adeguatamente colmata, lascerà sempre più spazio ad un senso di incertezza per poi trasformarsi, soprattutto nelle fasce maggiormente a rischio, in un profondo e rovinoso stato di paura.

Essere costretti, quindi, per senso di responsabilità, a dover guardare sempre avanti, puntando al massimo delle proprie capacità professionali, per far fronte a un’attività che a me piace definire servente, nel senso di rendere un servizio essenziale alla collettività per conseguire, attraverso la prevenzione, o meglio, adeguate strategie di prevenzione, un nobile obiettivo sociale.

Ho ritenuto fondamentale soffermarmi su queste poche considerazioni perché, pur trovandoci improvvisamente di fronte a nuove ed importanti sfide, mi riferisco alle recenti nefaste vicende: una crisi economica, una pandemia, una crisi bellica, sembra che tutto questo, in qualche modo, ci abbia trovato non adeguatamente preparati.

Non possiamo negarci che spesso, grazie ai consueti flussi informativi, abbiamo sentito parlare di fatti imprevedibili, accadimenti che hanno colto di sorpresa, per i quali, ad esempio, nessuno aveva predisposto o almeno aggiornato un adeguato pianod’intervento; tutti argomenti improponibili, se non addirittura imperdonabili per quanti, come noi addetti ai lavori, sia per competenza istituzionale che non, si trovano a valutare ogni giorno una o più minacce.

Premesso tutto ciò e lungi dal voler giudicare il lavoro fin qui fatto per affrontare e risolvere nel migliore dei modi le complesse tematiche di cui sopra, sembra che un tale tipo di approccio sia però venuto meno, limitandosi ad affrontare il momento contingente.

Al contrario, sappiamo bene che aumentare gli standard di sicurezza significa principalmente prevenire tutto questo grazie ad un’attenta e continuativa attività di analisi, affinché un determinato evento non si verifichi, principio che, a mio parere, si traduce in una necessità, ovvero quella di esportare, in termini di difesa sociale, un metodo di lavoro in tutti i comparti di una società moderna, consapevoli che per l’importanza della posta in palio, non consente di sbagliare, né tanto meno abbassare la guardia.

Guardare sempre avanti, senza soluzione di continuità, per poter intercettare e valutare i segni premonitori di un qualunque rischio, per stabilire le più adeguate strategie di prevenzione oltre ai presumibili costi da sostenere per i potenziali danni che ne possono derivare, questa è la necessità che si delinea.

Tutto ciò richiede un impegno costante di professionisti, con profili diversi, per essere sempre pronti ad affrontare un futuro incerto per natura, pronti a cavalcare un’onda anomala per non esserne travolti, pronti a dare certezze; mi riferisco a quelle certezze di cui ci si può avvalere, grazie al connubio tra settore pubblico e privato, il cui lavoro sinergico è ormai in grado di realizzare sperimentate e ottimali condizioni di sicurezza.

Non a caso, un tema che nel nostro Paese è sempre più incardinato verso forme importanti di complementarietà, se non addirittura di sussidiarietà, dove al fianco delle Forze dell’Ordine, universalmente apprezzate per le loro competenze, opera il comparto della sicurezza privata, oggi altrettanto capace di disporre di una classe dirigente all’altezza dei propri compiti.

Mi riferisco chiaramente alla figura del Security Manager, un leader in possesso di un know how di elevato profilo professionale, che, grazie ad una formazione sempre più qualificata e multidisciplinare, con conseguimento di titoli di studio e relative certificazioni, indispensabili per poter dimostrare di possedere specifiche competenze utili a garantire elevati standard di qualità, del servizio reso, sta conquistando nuovi spazi occupazionali, istituzionali e non.

Per essere quindi al passo con le continue minacce, ancora una volta la parola d’ordine è “studiare”, continuando nel tempo ad applicarsi nell’apprendimento e nell’approfondimento, tenendo presente che, per saperne sempre di più, sarà però necessario anche osservare tutto ciò che ci circonda per poter contestualizzare e realizzare il nostro lavoro.

Costruire così un solido bagaglio culturale, non certo autoreferenziale, ma da porre soprattutto al servizio di quelle maestranze che rappresentano le colonne portanti di un leader impegnato a raggiungere gli ambiziosi obiettivi prefissati.

Security Manager, dunque, allo stesso tempo “costruttori” e “giardinieri”, impegnati da un lato a costruire a tutto campo solidi progetti e al tempo stesso intenti a seminare il proprio sapere con l’obiettivo di giungere ad un raccolto importante, i cui frutti saranno poi posti nella disponibilità di quanti, ogni giorno, assicurando una serie di essenziali attività operative, forniscono un loro significativo apporto nella costruzione della sicurezza nel nostro Paese.

Dopo tanti anni di vita professionale, ahimè ormai troppi, al di là degli incarichi ricoperti, sono certo che, soltanto grazie ad una solida formazione e ad un impegno costante, è e sarà possibile ottenere sicuramente buoni risultati.

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